A quasi un anno dall'approvazione della moratoria sulla pena di morte da parte delle Nazioni Unite, pare che nulla sia realmente cambiato. Si susseguono quotidianamente, infatti, le notizie riguardanti le esecuzioni in vari paesi del mondo nei quali la pena di morte fa parte del sistema giudiziario/coercitivo.
Nei giorni scorsi sono state eseguite condanne a morte negli Stati Uniti, mentre è
proprio di oggi la notizia di altre esecuzioni capitali: una in Somalia (dove una donna condannata per adulterio è stata lapidata) e 2 in Giappone. Ma se quanto avvenuto in somalia non mi stupisce più di tanto, considerando l'arretratezza del Paese e il tipo di legge vigente (la sha'ria o legge coranica), più preoccupanti sono le notizie provenienti dai Paesi cosiddetti Ultra-sviluppati (nella fattispecie Stati Uniti e Giappone).
Vale la pena fare un salto indietro. La moratoria per l'abolizione della pena di morte è stata approvata dalle Nazioni Unite lo scorso 19 dicembre, ma non con poche difficoltà. Il documento presentato dal Governo Italiano, infatti, fu sì approvato con una discreta maggioranza, ma con astensioni e voti contrari di alcuni paesi di enorme rilevanza. All'epoca ci vollero far credere che l'approvazione del documento fosse un enorme successo, soprattutto perchè aveva ottenuto 5 voti in più rispetto alle previsioni. Ma se si guardava bene ai paesi che avevano votato contrariamente, troviamo tre colossi mondili: Stati Uniti, Cina ed India (oltre ad Egitto, Singapore, Sudan, Iran e Iraq). Nella sostanza, il fronte dei "Friends of Death Penalty" è formato da paesi che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.
Non nego che anche io ero particolarmente entusiasta alla notizia dell'approvazione della moratoria, ma ho sempre creduto fermamente che non avrebbe portato a grandi risultati concreti, come d'altr
onde si può constatare. Non bisogna però buttare via quanto di buono è stato fatto. Infatti la moratoria continua ad avere un grande merito: quello di aver sensibilizzato sul tema non solol 'opinione pubblica mondiale, ma anche (e soprattutto) gli Stati sovrani.
Certo è che il tema della pena di morte non è di semplice discussione. Io stesso, per quanto convinto che non sia concepibile che lo Stato si possa macchiare di un crimine così grave come l'omicidio, sono spesso combattuto sulla posizione da tenere in casi estremi. Non nego infatti che in alcune occasioni, davanti a crimini di una violenza incredibile (soprattutto quelli contro individui indifesi come i bambini) mi sono domandato se gli assassini meritino davvero di stare al mondo. Ma continuo a credere che non sia io, ne tantomeno lo Stato, a dover decidere una cosa del genere.
Nei giorni scorsi sono state eseguite condanne a morte negli Stati Uniti, mentre è
proprio di oggi la notizia di altre esecuzioni capitali: una in Somalia (dove una donna condannata per adulterio è stata lapidata) e 2 in Giappone. Ma se quanto avvenuto in somalia non mi stupisce più di tanto, considerando l'arretratezza del Paese e il tipo di legge vigente (la sha'ria o legge coranica), più preoccupanti sono le notizie provenienti dai Paesi cosiddetti Ultra-sviluppati (nella fattispecie Stati Uniti e Giappone).Vale la pena fare un salto indietro. La moratoria per l'abolizione della pena di morte è stata approvata dalle Nazioni Unite lo scorso 19 dicembre, ma non con poche difficoltà. Il documento presentato dal Governo Italiano, infatti, fu sì approvato con una discreta maggioranza, ma con astensioni e voti contrari di alcuni paesi di enorme rilevanza. All'epoca ci vollero far credere che l'approvazione del documento fosse un enorme successo, soprattutto perchè aveva ottenuto 5 voti in più rispetto alle previsioni. Ma se si guardava bene ai paesi che avevano votato contrariamente, troviamo tre colossi mondili: Stati Uniti, Cina ed India (oltre ad Egitto, Singapore, Sudan, Iran e Iraq). Nella sostanza, il fronte dei "Friends of Death Penalty" è formato da paesi che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.
Non nego che anche io ero particolarmente entusiasta alla notizia dell'approvazione della moratoria, ma ho sempre creduto fermamente che non avrebbe portato a grandi risultati concreti, come d'altr
onde si può constatare. Non bisogna però buttare via quanto di buono è stato fatto. Infatti la moratoria continua ad avere un grande merito: quello di aver sensibilizzato sul tema non solol 'opinione pubblica mondiale, ma anche (e soprattutto) gli Stati sovrani.Certo è che il tema della pena di morte non è di semplice discussione. Io stesso, per quanto convinto che non sia concepibile che lo Stato si possa macchiare di un crimine così grave come l'omicidio, sono spesso combattuto sulla posizione da tenere in casi estremi. Non nego infatti che in alcune occasioni, davanti a crimini di una violenza incredibile (soprattutto quelli contro individui indifesi come i bambini) mi sono domandato se gli assassini meritino davvero di stare al mondo. Ma continuo a credere che non sia io, ne tantomeno lo Stato, a dover decidere una cosa del genere.


2 commenti:
Ciao, i tempi sono davvero maturi affinchè tutto il mondo abbandoni la pratica della pena di morte.
Dati, Statistiche, ma soprattutto l'ETICA, dicono che sia una pratica inqualificabile.
A presto, Wil.
come fai a mettere sullo stesso piano dei bastardi di islamici che uccidono barbaramente una donna solo perche' ha commesso adulterio, con il Giappone che in maniera sacrosanta ha eliminato dei pericolosi assassini. In Italia avrebbero scontato una pena ridicola e sarebbero stati rimessi in liberta'. W la pena di morte!! W il Giappone!!
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