venerdì 5 settembre 2008

L'Angola chiamata alle urne

Sono oltre otto milioni gli angolani chiamati alle urne a sedici anni dall'ultima tornata elettorale. Le ultime elezioni si svolsero infatti nel 1992 ed il risultato aveva riportato di nuovo il Paese nel caos. A 6 anni dalla fine della guerra civile, che per 27 anni ha sconvolto l'Angola, sono grandi le aspettative della popolazione. Le elezioni riguardano il parlamento nazionale, composto da 220 membri, ed il partito attualmente al governo punta a raggiungere una larga maggioranza che gli permetta di poter riformare agevolmente la Costituzione. Le elezioni del '92 sono ricordate per le conseguenze nefaste che ebbero sul paese. A queste, infatti, seguì una scia di violenza che ha riportato alla memoria la guerra civile che sconvolse l'Angola dopo la sua indipendenza dal Portogallo.
L'Angola, come accennato, è una ex colonia portoghese che ottenne l'indipendenza nel 1975 in seguito al colpo di stato che ebbe luogo in Portogallo e che spinse il governo di Lisbona ad abbandonare tutte le sue colonie. Ma proprio all'indomani della dichiarazione d'indipendenza, l'Angola sprofondò in una grave guerra civile che vide contrapposti non solo gruppi etnici distinti, ma anche i membri dei due maggiori partiti politici: l'MPLA (Movimento popolare per la liberazione dell'Angola) da una parte e l'UNITA (l'Unione Nazionale per l'Indipendenza Totale dell'Angola) dall'altro. Saranno proprio questi i due partiti contendenti alle elezioni di questi giorni. Allo scontro etno-politico si affiancò la frizione tra le grandi potenze mondiali interessate alle risorse naturali del paese (in primo luogo il petrolio, di cui l'Angola è ricca. Non a caso dal 2007 è membro dell'OPEC) e al suuo controllo, considerando la sua rilevante importanza geo-strategica. Mentre l'MPLA, movimento marxista-leninista, era appoggiato da Cuba e dall'Unione Sovietica, l'UNITA era sostenuto da Stati Uniti e Sudafrica. Il conflitto continuò fino alla firma di un accordo di pace, voluto dalle potenze straniere dopo i cambiamenti nello scenario internazionale, siglato il 1 maggio 1991. Nel 1992 si tennero le ormai note elezioni presidenziali che videro la vittoria del MPLA ed il leader del partito José Eduardo dos Santos, venne proclamato presidente. L'UNITA, guidato da Jonas Savimbi, non accettò l'esito elettorale e il paese entrò, come detto, in una nuova fase di guerra civile. Un tentativo di porre fine alle ostilità fu fatto nell'aprile del 1997 quando venne creato un governo di unità nazionale dal quale, però, l'UNITA fu presto espulso in seguito alla ripresa delle azioni di guerriglia.
Quando nel 1989 crollò il Muro di Berlino e di fatto si concluse la Guerra Fredda, il Presidente dos Santos (che per la cronaca è in carica dal 1979) iniziò a ribaltare completamente la propria politica. Se in politica interna ha rimodernato le istituzioni, depurandole dal passato marxista, in politica estera ha instaurato una solida alleanza con Stati Uniti, Gran Bretagna e Portogallo. Proprio a dimostrazione di ciò va sottolineato la posizione costantemente favorevole del Governo di Luanda alle guerre intraprese dagli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq. Questo atteggiamento spiazzò completamente l'UNITA, "alleato" storico dell'Occidente, il quale si ridusse nel giro di pochi anni da grande partito politico qual'era a un gruppo paramilitare allo sbando. Attualmente, dunque, possiamo quasi affermare che in Angola vi sia una sorta di sistema monopartitico. Ciò lascia ben sperare dos Santos che non a caso, come accennato, mira ad ottenere una maggioranza schiacciante.
Oggi le strade della capitale Luanda sono inondate di bandiere e slogan che inneggiano ai dua maggiori partiti. Speriamo che, come troppo spesso abbiamo visto, le manifestazioni non sfocino in episodi di sanguinosa violenza tipici del continente africano.

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