domenica 3 agosto 2008

Le relazioni tra Italia e Libia. Come ristabilire il rapporto privilegiato.

Le relazioni tra Italia e Libia, che proseguono tra alti e bassi da oltre 39 anni, non paiono trovare un punto di equilibrio destinato a far stabilizzare e perdurare i rapporti tra i due paesi. Nonostante ciò, l’Italia e la Libia hanno sempre avuto tra loro rapporti privilegiati non solo a causa di un passato storico comune (che è comunque anche causa di divisione e contrasto), ma anche grazie ai forti legami commerciali che hanno saputo resistere anche nei momenti di aspra contrapposizione. Va sottolineato che il ruolo della Libia è di fondamentale importanza per l’Italia che vi dipende soprattutto per le risorse energetiche (petrolio, soprattutto). A ciò si aggiunge il ruolo della Libia nella politica di sicurezza del Mediterraneo. Gheddafi è stato infatti sempre considerato, anche se a fasi alterne, una figura stabilizzante nella regione, prima in funzione anti-sovietica (negli anni ’70 l’anti-imperialismo libico era tutto sommato un baluardo contro l’espansionismo del blocco orientale), oggi in funzione anti-integralista (il laicismo del regime libico è un naturale strenuo oppositore del radicalismo islamico).
La crescita esponenziale del prezzo del greggio sta oggi contribuendo a far vivere alla Libia una fase di forte crescita economica paragonabile a quella degli anni ’70; ma il contesto politico internazionale e i rapporti economici esistenti sono assai diversi rispetto a quel periodo. La più evidente delle differenze è la normalizzazione delle relazioni internazionali della Libia, alla quale ha contribuito decisamente il ruolo d’avanguardia dell’Italia. Ciò ha però concorso a porre fine a quello che era considerato un rapporto privilegiato tra il nostro paese ed il Governo di Tripoli. Le impor-tazioni dell’Italia dalla Libia sono passate, in termini percentuali dal 42,8 del totale nel 2002 al 37,4 nel 2006, mentre le esportazioni sono an-ch’esse diminuite passando dal 25% al 14%3. Quel nesso di reciproca indispensabilità sembra apparentemente essersi indebolito e questo è avvenuto a causa dell’aumento esponenziale del numero di partner commerciali attualmente a disposizione della Libia. Oggi il petrolio ed il gas libico ricevono grande attenzione da altri paesi, in primis Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Stati Uniti.
Le relazioni tra Italia e Libia, paiono risentire ancora di alcune questioni rimaste insolute negli anni. Le richieste libiche di risarcimenti, a cui Gheddafi ricorre sovente, sono sempre state interpretate dai vari governi italiani più come un’arma negoziale adottata nelle relazioni economiche che la dimostrazione di un’irrinunciabile rivendicazione. Dopo il fallimento degli accordi italo-libici del 1998 (firmati dall'allora ministro degli Esteri Lamberto Dini e dal suo omologo dell'epoca, Omar Mustafa al-Muntasser), Ghed-dafi ha alzato la posta chiedendo la costruzione di un’autostrada di ben 1.900 chilometri dal confine con la Tunisia alla frontiera libico-egiziana. Ma come potrebbe fare l’Italia per recuperare i propri rapporti privilegiati con la Libia in un momento così delicato dal punto di vista internazionale? Credo che il nostro paese potrebbe cercare di ricoprire ancora una volta il ruolo di “stabilizzatore” della società libica, in un momento storico in cui il paese maghrebino si sta apprestando ad effettuare un delicato processo di riforma politico-istituzioniale. Solo se l’Italia sarà in grado di farsi identificare da Tripoli come un partner determinante per il proprio processo di trasformazione economica il proprio rrapporto privilegiato potrà essere recuperato. Ritengo che questo sarebbe di importanza determinante non solo per noi, ma anche per tutta l’UE, soprattutto se si considera il ruolo che la Libia potrebbe giocare nel contenere gli sfrenati flussi migratori verso il nostro paese e, di conseguenza, verso il Vecchio continente.

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