Nelle ultime settimane si fa un gran parlare della crisi che ha travolto il Caucaso e il conflitto armato tra Russia e Georgia. Ma di chi sono le responsabilità dell'avvenuto? Dico sin d'ora che è difficile affibbiare le colpe a una sola delle parti e che forse la responsabilità è per questo da dividere tra Mosca e Tbilisi. Ma non vi è dubbio che il conflitto si sia svolto secondo i piani del Cremlino che non vuole in alcun modo rinunciare alla sua sfera d'influenza in quello che fu, un tempo, l'Impero Sovietico. Va sottolineato che la Georgia fu invasa dai bolscevici nel 1921 e da allora è di fatto entrata a far parte della sfera di influenza russa, venuta poi meno nei primi anni '90 e definitivamente affossata con l'elezione a capo del governo di Tbilisi del filo-occidentale Saakashvili. Quanto avvenuto nelle scorse settimane in Georgi, però, deve farci riflettere per molti motivi, tra cui il fatto che per la prima volta dalla caduta del Muro di Berlino, la Russia ha di fatto invaso un paese sovrano i
nfrangendo una delle basilari regole del diritto internazionale.
Oggi la Russia, in seguito all'intervento armato, ha preso possesso del territorio dell'Abkhazia e dell'Ossezia del sud (quest'ultima scenario degli scontri), ha bloccato il porto georgiano di Poti affondando numerose navi, ha distrutto gran parte delle infrastrutture in vaste aree della Georgia ed ha occupato diverse città tra cui Gori (città natale di Stalin). Il 12 agosto scorso, dopo aver di fatto polverizzato il debole esercito georgiano, Mosca ha deciso di fermare la propria iniziativa. In quell'occasione il presidente russo Medvedev ha dichiarato che le "operazioni di ripristino della pace" si erano concluse e che l'aggressore (la Georgia, secondo il punto di vista del Cremlino) era "stato punito e le sue forze armate distrutte". Poche ore dopo queste affermazioni il premier russo ha ricevuto il presidente francese Nicholas Sarkozy ed ha firmato il cessate il fuoco da lui propostogli.
Ma quali sono i veri motivi della crisi? Non è sufficiente pernsare che Mosca abbia agito semplicemente per rovesciare il Governo del filo-occidentale Saakashvili o per punire il piano georgiano di adesione alla NATO. Il vero motivo è che il Cremlino intende riguadagnare il terreno perduto nel Caucaso alla luce della grande importanza geo-strategica della regione. Visti i forti legami di Tbilisi con l'Occidente, la Georgia è apparsa subito come il migliore dei bersagli da colpire. Si è così aperta una guerra indiretta con gli Stati Uniti (i principali alleati di Tbilisi). Ad una analisi attenta si può capire che Mosca sta cercando di tracciare una linea rossa di demarcazione dalla quale l'Occidente e la NATO farebbero bene a tenersi lontani.
Ma torniamo all'analisi del conflitto. Ad oggi, con fucili e mortai ancora fumanti, è impossibile stabilire con certezza chi abbia aperto le ostilità. E' altrettanto certo, però, che considerando l'entità e la rapidità dell'operazione russa, il copione del conflitto sia stato scritto per intero dal Cremlino. L'ostilità esistente tra Russia e Georgia non è certo una novità. Va però detto che l'evento che più di ogni altro ha contribuito a far precipitare nella tensione i due paesi è stata l'indipendenza del Kosovo. Ci si potrà chiedere cosa c'entri il Kosovo (così lontano da un punto di vista geografico) con questa questione. La risposta è presto data. L'indipendenza dello stato balcanico, infatti, ha creato un precedente non trascurabile dal punto di vista del diritto internazionale: il riconoscimento internazionale di una dichiarazione d'indipendenza unilaterale. Il Cremlino ha colto tale occasione per manifestare il proprio appoggio alle pretese dei movimenti separatisti di Abkhazia ed Ossezia del sud aumentando la tensione con Tbilisi. A causa di ciò, già la scorsa primavera si
arrivò ad un passo dal conflitto russo-georgiano in Abkhazia, ma l'intervento militare fu scongiurato soprattutto a causa dell'organizzazione interna della regione separatista. La crisi si è poi lentamente spostata dall'Abkhazia all'Ossezia del sud, dove l'organizzazione interna della regione, invece, è estremamente scarsa (lo stato/regione è organizzato in piccoli villaggi osseti e georgiani facilmente coinvolgibili in guerra). Inoltre, come ha spiegato la giornalista russa Julia Latynina, l'Ossezia "è una joint venture tra ex generali del KGB ed un gangster osseto (Eduard Kokoity, attuale presidente del governo non riconosciuto dell'Ossezia nonchè ex funzionario sovietico) che approfittano del denaro proveniente dal Cremlino per combattere Tbilisi". Rimane comunque poco chiaro quale sia stato il vero casus belli e chi l'abbia creato. Il clima che si respira è però estremamente teso. A dinmostrazione di ciò troviamo le parole pronunciate da un deputato della Duma: "Oggi è chiaro quali siano le parti coinvolte nel conflitto. I responsabili sono Stati Uniti, Gran Bretagna ed Israele, che hanno contribuito all'addestramento dell'esercito georgiano, e l'Ucraina, che lo ha fornito di armi. Noi abbiamo reagito ad un'aggressione della NATO". Sembra quasi di sentir parlare il presidente iraniano Ahmadinejad, se non fosse per alcuni riferimenti geografici precisi. Le accuse lanciate, però, sono di una gravità incredibile e rischiano di far congelare le relazioni tra Russia ed Occidente con conseguenze che potrebbero essere catastrofiche.
E' chiaro che il conflitto in Georgia sia destinato ad isolare ancor di più la Russia cosa, questa, che finirà per rendere il paese sempre più aggressivo e nazionalista.
nfrangendo una delle basilari regole del diritto internazionale.Oggi la Russia, in seguito all'intervento armato, ha preso possesso del territorio dell'Abkhazia e dell'Ossezia del sud (quest'ultima scenario degli scontri), ha bloccato il porto georgiano di Poti affondando numerose navi, ha distrutto gran parte delle infrastrutture in vaste aree della Georgia ed ha occupato diverse città tra cui Gori (città natale di Stalin). Il 12 agosto scorso, dopo aver di fatto polverizzato il debole esercito georgiano, Mosca ha deciso di fermare la propria iniziativa. In quell'occasione il presidente russo Medvedev ha dichiarato che le "operazioni di ripristino della pace" si erano concluse e che l'aggressore (la Georgia, secondo il punto di vista del Cremlino) era "stato punito e le sue forze armate distrutte". Poche ore dopo queste affermazioni il premier russo ha ricevuto il presidente francese Nicholas Sarkozy ed ha firmato il cessate il fuoco da lui propostogli.
Ma quali sono i veri motivi della crisi? Non è sufficiente pernsare che Mosca abbia agito semplicemente per rovesciare il Governo del filo-occidentale Saakashvili o per punire il piano georgiano di adesione alla NATO. Il vero motivo è che il Cremlino intende riguadagnare il terreno perduto nel Caucaso alla luce della grande importanza geo-strategica della regione. Visti i forti legami di Tbilisi con l'Occidente, la Georgia è apparsa subito come il migliore dei bersagli da colpire. Si è così aperta una guerra indiretta con gli Stati Uniti (i principali alleati di Tbilisi). Ad una analisi attenta si può capire che Mosca sta cercando di tracciare una linea rossa di demarcazione dalla quale l'Occidente e la NATO farebbero bene a tenersi lontani.
Ma torniamo all'analisi del conflitto. Ad oggi, con fucili e mortai ancora fumanti, è impossibile stabilire con certezza chi abbia aperto le ostilità. E' altrettanto certo, però, che considerando l'entità e la rapidità dell'operazione russa, il copione del conflitto sia stato scritto per intero dal Cremlino. L'ostilità esistente tra Russia e Georgia non è certo una novità. Va però detto che l'evento che più di ogni altro ha contribuito a far precipitare nella tensione i due paesi è stata l'indipendenza del Kosovo. Ci si potrà chiedere cosa c'entri il Kosovo (così lontano da un punto di vista geografico) con questa questione. La risposta è presto data. L'indipendenza dello stato balcanico, infatti, ha creato un precedente non trascurabile dal punto di vista del diritto internazionale: il riconoscimento internazionale di una dichiarazione d'indipendenza unilaterale. Il Cremlino ha colto tale occasione per manifestare il proprio appoggio alle pretese dei movimenti separatisti di Abkhazia ed Ossezia del sud aumentando la tensione con Tbilisi. A causa di ciò, già la scorsa primavera si
arrivò ad un passo dal conflitto russo-georgiano in Abkhazia, ma l'intervento militare fu scongiurato soprattutto a causa dell'organizzazione interna della regione separatista. La crisi si è poi lentamente spostata dall'Abkhazia all'Ossezia del sud, dove l'organizzazione interna della regione, invece, è estremamente scarsa (lo stato/regione è organizzato in piccoli villaggi osseti e georgiani facilmente coinvolgibili in guerra). Inoltre, come ha spiegato la giornalista russa Julia Latynina, l'Ossezia "è una joint venture tra ex generali del KGB ed un gangster osseto (Eduard Kokoity, attuale presidente del governo non riconosciuto dell'Ossezia nonchè ex funzionario sovietico) che approfittano del denaro proveniente dal Cremlino per combattere Tbilisi". Rimane comunque poco chiaro quale sia stato il vero casus belli e chi l'abbia creato. Il clima che si respira è però estremamente teso. A dinmostrazione di ciò troviamo le parole pronunciate da un deputato della Duma: "Oggi è chiaro quali siano le parti coinvolte nel conflitto. I responsabili sono Stati Uniti, Gran Bretagna ed Israele, che hanno contribuito all'addestramento dell'esercito georgiano, e l'Ucraina, che lo ha fornito di armi. Noi abbiamo reagito ad un'aggressione della NATO". Sembra quasi di sentir parlare il presidente iraniano Ahmadinejad, se non fosse per alcuni riferimenti geografici precisi. Le accuse lanciate, però, sono di una gravità incredibile e rischiano di far congelare le relazioni tra Russia ed Occidente con conseguenze che potrebbero essere catastrofiche.E' chiaro che il conflitto in Georgia sia destinato ad isolare ancor di più la Russia cosa, questa, che finirà per rendere il paese sempre più aggressivo e nazionalista.


2 commenti:
Ciao gen, bellissimo articolo, molto chiaro, davvero ben fatto, rende bene l'idea della situazione nell'area. Manca forse un accenno al fatto che passa per la Georgia l'oleodotto che arriva sino a Turchia e, di qui, a Israele, e che la Russia aveva un piano di far passare lo stesso oleodotto piú a nord. Potrebbe essere un ulteriore motivo delle tensioni, oltre a quelle che hai bem descritto.
Alessandro
Certo Ale, hai ragione e ne sono pienamente cosciente. Ho omesso il fatto semplicemente perchè volevo focalizzare l'attenzione sulla problematica legata ai separatisti e al fatto che il Kosovo è stato un precedente importante nonchè molto pericoloso. Grazie per il commento, comunque; mi fa piacere che tu legga quel che scrivo! A presto
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