Oggi voglio proporre una intervista che avevo curato ormai un paio di mesi fa per la testata per la quale scrivo (L'Opinione n.d.r.) ma che non è mai stata pubblicata. Proprio ieri su queste colonne ho manifestato il mio malcontento per l'eccesso di giustizialismo presente nel nostro paese e per la furiosa necessità di indicare immediatamente un colpevole. Ho dunque ricercato tra le mie scartoffie l'intervista ad uno dei personaggi citato proprio ieri: Filippo Pappalardi.
In seguito all’annullamento dell’ordine di arresto emesso nei suoi confronti, ho infatti incontrato Filippo Pappalardi che si trovava a Bellaria in visita alla sorella, residente nella città rivierasca da qualche tempo. Il volto scavato dalla sofferenza e gli occhi lucidi al solo pensiero dei figli Francesco (13 anni) e Salvatore (11) meglio noti al pubblico come Ciccio e Tore i cui corpi sono stati ritrovati in una cisterna nel centro di Gravina lo scorso 25 febbraio ad oltre 20 mesi dalla loro scomparsa. La sua vicenda è tornata alla ribalta soprattutto dopo che la Corte Suprema ha definito in dieci pagine “un grave errore arrestarlo” ed Enrico Mentana lo ha voluto ospite alla trasmissione Matrix per raccontare la sua vicenda. Si tratta dell’ennesimo caso di mala-giustizia, del trionfo del giustizialismo sul garantismo.
Le hanno mosso accuse terribili che si sono poi rivelate infondate. Che cosa ha provato?
“Non mi sono mai preoccupato troppo di quello che dicevano i media, anche se il fatto che spesso fossero informati prima loro di me mi ha lasciato alquanto sconcertato. Il mio unico pensiero era rivolto ai miei figli Ciccio e Tore che speravo potessero essere vivi. Non ho smesso di aspettarli neppure per un minuto, neanche quando ero chiuso in cella e la sola speranza di rivederli mi dava la forza per andare avanti e sopportare tutto quello che mi stava accadendo ingiustamente. Il 25 febbraio, però, sono morto con loro”.
Come ha appreso la notizia del ritrovamento dei corpi?
“Ero rinchiuso nel carcere di Velletri ed è stato guardando il telegiornale che ho appreso la notizia. E’ stata la prima volta che mi sono sentito impotente e che ho preso coscienza di essere rinchiuso in un carcere perché non potevo correre da loro. Mi sono messo il lenzuolo sulla faccia ed ho iniziato a piangere”.
Il suo avvocato, Angela Aliani, ha chiesto giustamente un risarcimento per il torto subito.
“Lascio decidere al mio avvocato anche per i torti subiti dai miei parenti, personalmente non mi interessa; questo non potrà certamente ridarmi i miei figli. Pensi che non mi hanno dato neppure la possibilità di vederli all’obitorio per abbracciarli un’ultim
a volta. Più che altro provo tanta rabbia perché in carcere sono stato trattato come il peggiore dei criminali e perché sono stato spiato e spesso le mie parole sono state stravolte dai mass media, soprattutto quelle delle intercettazioni telefoniche”.
C’è qualcosa che non le è chiaro dell’intera vicenda?
“Personalmente penso che i miei figli quel 5 giugno non fossero soli, ma fossero in compagnia di qualche amico. Ma per quale motivo nessuno a parlato? Questa è la domanda che più di tutte mi assilla”.
A breve partirà per un pellegrinaggio a Medjugorje. Ha una fede molto forte.
Le hanno mosso accuse terribili che si sono poi rivelate infondate. Che cosa ha provato?
“Non mi sono mai preoccupato troppo di quello che dicevano i media, anche se il fatto che spesso fossero informati prima loro di me mi ha lasciato alquanto sconcertato. Il mio unico pensiero era rivolto ai miei figli Ciccio e Tore che speravo potessero essere vivi. Non ho smesso di aspettarli neppure per un minuto, neanche quando ero chiuso in cella e la sola speranza di rivederli mi dava la forza per andare avanti e sopportare tutto quello che mi stava accadendo ingiustamente. Il 25 febbraio, però, sono morto con loro”.
Come ha appreso la notizia del ritrovamento dei corpi?
“Ero rinchiuso nel carcere di Velletri ed è stato guardando il telegiornale che ho appreso la notizia. E’ stata la prima volta che mi sono sentito impotente e che ho preso coscienza di essere rinchiuso in un carcere perché non potevo correre da loro. Mi sono messo il lenzuolo sulla faccia ed ho iniziato a piangere”.
Il suo avvocato, Angela Aliani, ha chiesto giustamente un risarcimento per il torto subito.
“Lascio decidere al mio avvocato anche per i torti subiti dai miei parenti, personalmente non mi interessa; questo non potrà certamente ridarmi i miei figli. Pensi che non mi hanno dato neppure la possibilità di vederli all’obitorio per abbracciarli un’ultim
a volta. Più che altro provo tanta rabbia perché in carcere sono stato trattato come il peggiore dei criminali e perché sono stato spiato e spesso le mie parole sono state stravolte dai mass media, soprattutto quelle delle intercettazioni telefoniche”.C’è qualcosa che non le è chiaro dell’intera vicenda?
“Personalmente penso che i miei figli quel 5 giugno non fossero soli, ma fossero in compagnia di qualche amico. Ma per quale motivo nessuno a parlato? Questa è la domanda che più di tutte mi assilla”.
A breve partirà per un pellegrinaggio a Medjugorje. Ha una fede molto forte.
“Sì. Andrò a pregare soprattutto per i miei figli. Ho anche consegnato una foto a mia sorella che la porterà a
Lourdes. Prego i miei figli di perdonarmi perché non sono stato capace di salvarli e nonostante questo loro hanno salvato me”.
Lourdes. Prego i miei figli di perdonarmi perché non sono stato capace di salvarli e nonostante questo loro hanno salvato me”.


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