“In questi giorni è stato ritrovato l’audio completo di un discorso inedito di Gandhi: oggi più che mai, un omaggio alla riflessione di tutti”. Così citava, nei giorni scorsi, lo spot di Telecom Italia che annunciava la pubblicazione su gran parte dei quotidiani nazionali, nonché sul sito internet www.avoicomunicare.it, della trascrizione del discorso tenuto da Gandhi a New Delhi il 2 aprile 1947 in occasione della Conferenza delle Relazioni Interasiatiche. Ho letto attentamente il documento e devo dire che, al di là dei numerosi spunti filosofici
riscontrabili nel testo, i concetti sono decisamente pochi. Forse mi ero creato troppe aspettative dovute alla curiosità che lo spot pubblicitario aveva scaturito in me. Il testo, tradotto da Tara Gandhi Bhattacharjee (nipote di Mahatma), trasmette apertamente la filosofia della non-violenza di cui il leader indiano è stato il massimo esponente, ma al contempo parla con ostilità dell’Occidente che dipinge come un area da conquistare (“non attraverso la vendetta”). E’ chiaro che bisogna interpretare il discorso considerando sia l’occasione (la Conferenza delle Relazioni Interasiatiche) sia il momento storico (1947) in cui fu pronunciato. Erano ormai milioni i seguaci di Gandhi impegnati nella satyagraha (la campagna di disobbedienza civile di massa) e la Gran Bretagna si stava apprestando a rendere indipendente il territorio indiano. Era infatti il 15 agosto 1947 quando l'India ottenne l'indipendenza dalla Gran Bretagna, ma fu divisa nel Dominion dell'India (a maggioranza indù) e il Dominion del Pakistan (a maggioranza musulmana) in conformità alla volontà della Lega Musulmana. Proprio questo evento fu l’inizio della fine per Mahatma Gandhi. Infatti fu proprio a causa delle nuove frizioni che si vennero a creare tra il neonato stato indiano e il Pakistan (anch’esso neonato) che lo statista indiano venne ucciso. Il 30 gennaio 1948, presso la Birla House, a New Delhi, mentre si recava nel giardino per la consueta preghiera ecumenica delle ore 17, Gandhi viene assassinato con tre colpi di pistola dal fanatico indù radicale Nathuram Godse. Quest’ultimo riteneva Gandhi responsabile dei presunti cedimenti al nuovo governo del Pakistan e alle fazioni musulmane, non da ultimo il pagamento del debi
to dovuto al Pakistan. Gandhi, in conformità alla sua ideologia, infatti, riteneva possibile la convivenza pacifica con il vicino islamico, ritenendo che le differenze etno-religiose potessero essere superate grazie alle affinità culturali tra i due popoli che per decenni avevano convissuto sotto il dominio britannico. Ma così non fu e non è tuttora (basti pensare alle continue frizioni legate alla questione Kashmir e alle 4 guerre indo-pakistane). Nel discorso in questione, comunque, sono estremamente interessanti i richiami alla culla della civiltà identificata con il continente asiatico. In questa affermazione mi trova tutto sommato d’accordo. Basti infatti pensare, come lui stesso sottolinea nel corso del discorso, che le grandi religioni monoteistiche sono nate proprio in Asia (Israele/Palestina) e che anche le scienze hanno ricevuto enormi contributi dall’Oriente basti pensare alla scuola di Zoroastro e dei suoi seguaci. Concludo riportando una bella frase pronunciata da Tara Gandhi nel commentare la trascrizione del discorso del Mahatma: “il coraggio di Gandhi ha ispirato l’amore e la fiducia negli altri. La verità, l’audacia e la compassione saranno sempre rilevanti, e oggi ne abbiamo disperatamente bisogno”. Queste poche parole racchiudono tutta l’essenza di Mahatma Gandhi e, al contempo, sottolineano i problemi maggiori che affliggono la società moderna.
riscontrabili nel testo, i concetti sono decisamente pochi. Forse mi ero creato troppe aspettative dovute alla curiosità che lo spot pubblicitario aveva scaturito in me. Il testo, tradotto da Tara Gandhi Bhattacharjee (nipote di Mahatma), trasmette apertamente la filosofia della non-violenza di cui il leader indiano è stato il massimo esponente, ma al contempo parla con ostilità dell’Occidente che dipinge come un area da conquistare (“non attraverso la vendetta”). E’ chiaro che bisogna interpretare il discorso considerando sia l’occasione (la Conferenza delle Relazioni Interasiatiche) sia il momento storico (1947) in cui fu pronunciato.
to dovuto al Pakistan.


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