Solo l'altro ieri ho scritto di Gandhi e della sua dottrina dell'anti-violenza e già oggi sono costretto ad apprendere dall'agenzia ANSA che in India si è verificato l'ennesimo atto di intolleranza contro i cattolici. Un padre carmelitano, Thomas Pandippallyil, 38 anni, è stato assassinato la notte del 16 agosto nello stato indiano dell'Andhra Pradesh. Come comunicato dall'arcivescovo di Hyderabad, Joji Marampudi, segretario della conferenza episcopale dell'Andhra Pradesh, si sta manifestando un crescente clima di "violenze contro i cattolici nel Paese". La notizia assume una grossa importanza soprattutto alla luce del fatto che non si tratta di un caso isolato, ma dell'ennesimo gesto di intolleranza religiosa nella patria della satyagraha (la campagna di disobbedienza civile non violenta di massa).
La memoria corre al dicembre scorso quando si registrò probabilemte il più grave momento di intolleranza anti-cristiana. In quell'occasione le violenze, rivendicate dal Vishva Hindu Parishad (Vhp),
un’organizzazione fondamentalista indù, si svolsero nella città di Orissa. Tre persone furono uccise, 13 chiese bruciate, 2 case parrocchiali distrutte, con decine di feriti (molti dei quali in gravissime condizioni), un orfanotrofio cristiano vandalizzato, treni bloccati per ore, auto della polizia bruciate: questo fu il bilancio dell’ondata di violenza che sconvolse le festività natalizie nella città indiana. Questo lascia a dir poco sconcertati, proprio per i fondamenti della religione indù che è sempre stata riconosciuta quale la più tollerante e pacifica del mondo. Scorrendo alcuni dei testi sacri agli indù, infatti, emergono costantemente i principi di tolleranza e di non-violenza; principi che ricordiamo bene anche per i famosi comportamenti e discorsi tenuti da Gandhi ai tempi in cui l’India era ancora colonia britannica. Ma torniamo ai fatti di Orissa. Il casus belli che ha dato il via agli scontri è stato identificato proprio con la volontà della minoranza cristiana residente nell’area di celebrare il Natale. Tutto ha avuto inizio il giorno della vigilia di Natale quando un leader locale del Vhp, l’80enne Swami Lakhananda Sarswati, insieme alle sue guardie del corpo, ha visitato una zona cristiana, dove i fedeli avevano issato nuovamente delle tende per la celebrazione del Natale dopo che alcuni giorni prima 300 membri del Vhp le avevano distrutte. L’indesiderata visita del leader del Vhp, ovviamente estremamente provocatoria, ha fatto sì che ne scaturisse un litigio abbastanza acceso. Ad aggravare la situazione ci hanno pensato i media i quali hanno dipinto la contestazione a Swami Lakhananda Sarswati come un vero e proprio attacco della comunità cristiana al leader indù. Ciò si è tradotto in una giornata di sciopero indetta dagli stessi membri del Vhp in tutta l’area di Orissa. Questo “sciopero” ha fatto sìche la situazione precipitasse e, nel vicino distretto di Phulbani, si è rapidamente scatenato l’inferno. Molti membri del Vhp, impugnate le armi da fuoco, hanno attaccato 13 chiese, proibendo ai cristiani di celebrare il Natale e, sparando sulla folla dei fedeli, hanno causato tre morti. I feriti sono decine e almeno 3 di loro sono in condizioni gravissime. Gli scontri sono continuati anche nella giornata di Natale e, cosa questa ancor più grave, pare che le forze dell’ordine, secondo alcune testimonianze, non siano intervenute. Ci troviamo dunque di fronte agli ennesimi gesti di intolleranza religiosa, questa volta ad opera di una delle comunità che, nell’immaginario comune, rappresenta il pacifismo nella sua forma più pura. Invece pare proprio che i movimenti indù siano tutt’altro che tolleranti e pacifisti. Proprio in questi giorni, infatti, la All India Christian Council ha stilato una lista delle violenze subite negli ultimi giorni ad opera del fanatismo indù: 1) A Daringabadi, un ufficio della World Vision of India (protestante) è stato bruciato; i documenti dell’ufficio sono stati distrutti, insieme ad una jeep e a 7 motociclette. 2) A Ballinguda, 5 chiese sono state danneggiate. Fra esse vi sono una chiesa battista, una cattolica, una pentecostale e un convento di suore cattoliche. Mobili, altoparlanti, microfoni, tende sono stati bruciati. Vandalizzata anche una scuola di informatica. I membri del Vhp hanno bloccato una liturgia in una chiesa battista. 3) A Nuagam le chiese dei villaggi di Kdupakia, Sirtiguda, Gosukia e Jangungia sono state assalite: mobili, proprietà ed oggetti liturgici distrutti. 4) A Chakapad, una chiesa è stata incendiata mentre al suo interno si teneva una celebrazione. Alcuni fedeli sono rimasti gravemente feriti. 5) A Phringia, una chiesa cattolica è stata distrutta da una bomba lanciata dai fondamentalisti. Il pastore protestante Junas Digal è stato rasato a zero, trascinato in un tempio indù e costretto a inginocchiarsi davanti alle divinità indù. 6) A Raikia, decine di negozi appartenenti a cristiani sono stati distrutti. I gruppi del Vhp, imbracciando delle armi, hanno presidiato le strade per tutta la giornata di ieri, ordinando ai cristiani di rimanere in casa. 7) A Phulbani, è stato vietato a cattolici e battisti di celebrare il Natale nelle loro chiese. Un orfanotrofio retto da un sacerdote cattolico è stato attaccato e 3 veicoli sono stati bruciati. La scuola del Carmelo a Phulbani ha subito violenze e i bus della scuola sono stati distrutti e bruciati. Molti cristiani denunciano l’inerzia dei poliziotti. Ma a Phulbani e Tikabali la folla dei fondamentalisti h
a preso di mira anche loro: una stazione di polizia e un posto di blocco sono stati bruciati, insieme a una jeep per le ispezioni. Anche la casa del ministro Padmanabh Beheras è stata attaccata. Un vasto numero di treni ha subito ritardi a causa di un sit-in di 4 ore inscenato dal Vhp sui binari e sulle autostrade di Cuttack, Balasore, Bubaneshwar e Bhadrak. Il commissario Satyabrata Sahu ha dichiarato di aver imposto il coprifuoco a Phulbani, Baliguda, Daringibadi e Brahmanigaon, ma la situazione non è ancora tornata alla normalità. Nel distretto di Phulbani vi sono circa 100 mila cristiani su una popolazione di 650 mila. L’Orissa è uno stato dove il fondamentalismo nazionalista indù è molto forte. Dal 1968 vi è una legge anti-conversione, che blocca la missione dei cristiani. Nel 1999 il missionario australiano Graham Staines e i suoi due figli sono stati uccisi e bruciati nella loro auto. Sempre nel ’99, fu ucciso un altro sacerdote (cattolico), Arul Doss.
La notizia dell'uccisione di Padre Thomas Pandippallyil, dunque, non è che l'ennesima dimostrazione di come l'odio religioso riesca a farla da padrona anche in India. Tutto ciò è estremamente preoccupante soprattutto perchè, va a completare il mosaico dello scontro tra civiltà teorizzato dal politologo statunitense Samuel P. Huntington che rischierebbe di portare a frizioni tali da spingerci sull'orlo di un conflitto senza precedenti. Forse, speriamo, si tratta solo di fantapolitica.
un’organizzazione fondamentalista indù, si svolsero nella città di Orissa. Tre persone furono uccise, 13 chiese bruciate, 2 case parrocchiali distrutte, con decine di feriti (molti dei quali in gravissime condizioni), un orfanotrofio cristiano vandalizzato, treni bloccati per ore, auto della polizia bruciate: questo fu il bilancio dell’ondata di violenza che sconvolse le festività natalizie nella città indiana. Questo lascia a dir poco sconcertati, proprio per i fondamenti della religione indù che è sempre stata riconosciuta quale la più tollerante e pacifica del mondo. Scorrendo alcuni dei testi sacri agli indù, infatti, emergono costantemente i principi di tolleranza e di non-violenza; principi che ricordiamo bene anche per i famosi comportamenti e discorsi tenuti da Gandhi ai tempi in cui l’India era ancora colonia britannica. Ma torniamo ai fatti di Orissa. Il casus belli che ha dato il via agli scontri è stato identificato proprio con la volontà della minoranza cristiana residente nell’area di celebrare il Natale. Tutto ha avuto inizio il giorno della vigilia di Natale quando un leader locale del Vhp, l’80enne Swami Lakhananda Sarswati, insieme alle sue guardie del corpo, ha visitato una zona cristiana, dove i fedeli avevano issato nuovamente delle tende per la celebrazione del Natale dopo che alcuni giorni prima 300 membri del Vhp le avevano distrutte. L’indesiderata visita del leader del Vhp, ovviamente estremamente provocatoria, ha fatto sì che ne scaturisse un litigio abbastanza acceso. Ad aggravare la situazione ci hanno pensato i media i quali hanno dipinto la contestazione a Swami Lakhananda Sarswati come un vero e proprio attacco della comunità cristiana al leader indù. Ciò si è tradotto in una giornata di sciopero indetta dagli stessi membri del Vhp in tutta l’area di Orissa. Questo “sciopero” ha fatto sìche la situazione precipitasse e, nel vicino distretto di Phulbani, si è rapidamente scatenato l’inferno. Molti membri del Vhp, impugnate le armi da fuoco, hanno attaccato 13 chiese, proibendo ai cristiani di celebrare il Natale e, sparando sulla folla dei fedeli, hanno causato tre morti. I feriti sono decine e almeno 3 di loro sono in condizioni gravissime. Gli scontri sono continuati anche nella giornata di Natale e, cosa questa ancor più grave, pare che le forze dell’ordine, secondo alcune testimonianze, non siano intervenute. Ci troviamo dunque di fronte agli ennesimi gesti di intolleranza religiosa, questa volta ad opera di una delle comunità che, nell’immaginario comune, rappresenta il pacifismo nella sua forma più pura. Invece pare proprio che i movimenti indù siano tutt’altro che tolleranti e pacifisti. Proprio in questi giorni, infatti, la All India Christian Council ha stilato una lista delle violenze subite negli ultimi giorni ad opera del fanatismo indù: 1) A Daringabadi, un ufficio della World Vision of India (protestante) è stato bruciato; i documenti dell’ufficio sono stati distrutti, insieme ad una jeep e a 7 motociclette. 2) A Ballinguda, 5 chiese sono state danneggiate. Fra esse vi sono una chiesa battista, una cattolica, una pentecostale e un convento di suore cattoliche. Mobili, altoparlanti, microfoni, tende sono stati bruciati. Vandalizzata anche una scuola di informatica. I membri del Vhp hanno bloccato una liturgia in una chiesa battista. 3) A Nuagam le chiese dei villaggi di Kdupakia, Sirtiguda, Gosukia e Jangungia sono state assalite: mobili, proprietà ed oggetti liturgici distrutti. 4) A Chakapad, una chiesa è stata incendiata mentre al suo interno si teneva una celebrazione. Alcuni fedeli sono rimasti gravemente feriti. 5) A Phringia, una chiesa cattolica è stata distrutta da una bomba lanciata dai fondamentalisti. Il pastore protestante Junas Digal è stato rasato a zero, trascinato in un tempio indù e costretto a inginocchiarsi davanti alle divinità indù. 6) A Raikia, decine di negozi appartenenti a cristiani sono stati distrutti. I gruppi del Vhp, imbracciando delle armi, hanno presidiato le strade per tutta la giornata di ieri, ordinando ai cristiani di rimanere in casa. 7) A Phulbani, è stato vietato a cattolici e battisti di celebrare il Natale nelle loro chiese. Un orfanotrofio retto da un sacerdote cattolico è stato attaccato e 3 veicoli sono stati bruciati. La scuola del Carmelo a Phulbani ha subito violenze e i bus della scuola sono stati distrutti e bruciati. Molti cristiani denunciano l’inerzia dei poliziotti. Ma a Phulbani e Tikabali la folla dei fondamentalisti h
a preso di mira anche loro: una stazione di polizia e un posto di blocco sono stati bruciati, insieme a una jeep per le ispezioni. Anche la casa del ministro Padmanabh Beheras è stata attaccata. Un vasto numero di treni ha subito ritardi a causa di un sit-in di 4 ore inscenato dal Vhp sui binari e sulle autostrade di Cuttack, Balasore, Bubaneshwar e Bhadrak. Il commissario Satyabrata Sahu ha dichiarato di aver imposto il coprifuoco a Phulbani, Baliguda, Daringibadi e Brahmanigaon, ma la situazione non è ancora tornata alla normalità. Nel distretto di Phulbani vi sono circa 100 mila cristiani su una popolazione di 650 mila. L’Orissa è uno stato dove il fondamentalismo nazionalista indù è molto forte. Dal 1968 vi è una legge anti-conversione, che blocca la missione dei cristiani. Nel 1999 il missionario australiano Graham Staines e i suoi due figli sono stati uccisi e bruciati nella loro auto. Sempre nel ’99, fu ucciso un altro sacerdote (cattolico), Arul Doss.La notizia dell'uccisione di Padre Thomas Pandippallyil, dunque, non è che l'ennesima dimostrazione di come l'odio religioso riesca a farla da padrona anche in India. Tutto ciò è estremamente preoccupante soprattutto perchè, va a completare il mosaico dello scontro tra civiltà teorizzato dal politologo statunitense Samuel P. Huntington che rischierebbe di portare a frizioni tali da spingerci sull'orlo di un conflitto senza precedenti. Forse, speriamo, si tratta solo di fantapolitica.


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