Recentemente, vista la palese crisi energetica e il vertiginoso aumento del prezzo del petrolio, si è ricominciato a parlare di energia nucleare come una possibile risoluzione del problema. Dopo i noti fatti di Cernobyl del 26 aprile 1986, si era smesso di guardare al nucleare come ad una fonte energetica affidabile tanto che l'Italia abbandonò tale forma di produzione in seguito al referendum del novembre 1987.
Sfogliando la rivista edita da Mondadori "Internazionale", mi sono imbattuto in un interessante articolo tratto dal quotidiano tedesco Die Zeit, nel quale si discute della posizione assunta dalla Germania negli ultimi mesi a riguardo di questo tema. Va sottolineato che qualche tempo fa la Germania aveva deciso di chiudere tutte le proprie centrali (17 per la precisione) entro il 2020, ma pare che questo progetto sia stato rimesso in discussione. Come sempre accade quando si discute di tematiche così spinose, infatti, anche in Germania sono emersi pro e contro rispetto all'iniziativa di abbandono del programma nucleare nazionale e, anche questo non a caso, sono gli opposti schieramenti politici a prendere le 2 distinte posizioni: da un lato troviamo SpD e Verdi, fermamente convinti di abbandonare gradualmente il programma, e dall'altro la CDU che vorrebbe invece innescare il processo inverso facendo leva proprio sulla crisi energetico-petrolifera a cui facevo riferimento prima.
Personalmente ritengo che l'utilizzo del nucleare per scopi civili sia da tenere in seria considerazione. L'Italia, infatti, paga a caro prezzo il proprio dietro-front trovandosi a dover acquistare energia elettrica all'estero (prodotta per altro proprio da centrali nucleari straniere) a prezzi salatissimi tutto questo a danno dei consumatori. I timori, chiaramente, sono più che leciti, soprattutto per il fatto che la tragedia di Cernobyl è ancora viva negli occhi di molti di noi. Ma c'è una cosa di cui non mi capacito: come mai dalla fine degli anni '80 ad oggi i media italiani non hanno mai parlato di incidenti più o meno gravi in nessuno dei 439 impianti presenti sul nostro pianeta ed invece da quando, recentemente, si è tornato a discutere della possibilità di aprirne di nuovi nel giro di pochi giorni è stato dato grande risalto a problemi tutto sommato piccoli verificatisi in Slovenia ed in Francia? E' chiaro che il mondo giornalistico stia manifestando in questo modo il proprio dissenso verso il progetto di costruire impianti di nuova generazione sul nostro territorio.
Poco dopo l'annuncio del Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola sulla possibilità che l'Italia si impegni nel settore nucleare, in una nota trasmissione televisiva il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia ha manifestato la propria perplessità a riguardo, ma ha anche affermato che "se davvero noi volessimo adottare il nucleare in Italia lo potremmo fare, ma dovremmo organizzare procedure di contorno per supportare questa iniziativa. La quantità di energia richiesta dall’Italia è paragonabile a quella francese. Se dunque volessimo produrre il 30% dell’energia elettrica con il nucleare, come succede anche in Spagna, Germania e Inghilterra, ci servirebbero 15 - 20 centrali nucleari. In pratica una per regione." Ha inoltre aggiunto che il problema principale sarebbe quello dello smaltimento delle scorie.
Personalmente non riesco a prendere una posizione definitiva a riguardo. Ciò di cui sono pienamente convinto, però, è che il nostro paese deve trovare al più presto una soluzione per rompere la propria perversa dipendenza dalle risorse straniere. E' infatti insensato che l'Enel investa nel nucleare all'estero e che i nostri confini nazionali siano disseminati di centrali nucleari straniere. Se i timori sono legati a possibili disastri, infatti, ci troviamo comunque nella stessa posizione in cui ci troveremmo se avessimo centrali in casa nostra.
Sfogliando la rivista edita da Mondadori "Internazionale", mi sono imbattuto in un interessante articolo tratto dal quotidiano tedesco Die Zeit, nel quale si discute della posizione assunta dalla Germania negli ultimi mesi a riguardo di questo tema. Va sottolineato che qualche tempo fa la Germania aveva deciso di chiudere tutte le proprie centrali (17 per la precisione) entro il 2020, ma pare che questo progetto sia stato rimesso in discussione. Come sempre accade quando si discute di tematiche così spinose, infatti, anche in Germania sono emersi pro e contro rispetto all'iniziativa di abbandono del programma nucleare nazionale e, anche questo non a caso, sono gli opposti schieramenti politici a prendere le 2 distinte posizioni: da un lato troviamo SpD e Verdi, fermamente convinti di abbandonare gradualmente il programma, e dall'altro la CDU che vorrebbe invece innescare il processo inverso facendo leva proprio sulla crisi energetico-petrolifera a cui facevo riferimento prima.

Personalmente ritengo che l'utilizzo del nucleare per scopi civili sia da tenere in seria considerazione. L'Italia, infatti, paga a caro prezzo il proprio dietro-front trovandosi a dover acquistare energia elettrica all'estero (prodotta per altro proprio da centrali nucleari straniere) a prezzi salatissimi tutto questo a danno dei consumatori. I timori, chiaramente, sono più che leciti, soprattutto per il fatto che la tragedia di Cernobyl è ancora viva negli occhi di molti di noi. Ma c'è una cosa di cui non mi capacito: come mai dalla fine degli anni '80 ad oggi i media italiani non hanno mai parlato di incidenti più o meno gravi in nessuno dei 439 impianti presenti sul nostro pianeta ed invece da quando, recentemente, si è tornato a discutere della possibilità di aprirne di nuovi nel giro di pochi giorni è stato dato grande risalto a problemi tutto sommato piccoli verificatisi in Slovenia ed in Francia? E' chiaro che il mondo giornalistico stia manifestando in questo modo il proprio dissenso verso il progetto di costruire impianti di nuova generazione sul nostro territorio.
Poco dopo l'annuncio del Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola sulla possibilità che l'Italia si impegni nel settore nucleare, in una nota trasmissione televisiva il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia ha manifestato la propria perplessità a riguardo, ma ha anche affermato che "se davvero noi volessimo adottare il nucleare in Italia lo potremmo fare, ma dovremmo organizzare procedure di contorno per supportare questa iniziativa. La quantità di energia richiesta dall’Italia è paragonabile a quella francese. Se dunque volessimo produrre il 30% dell’energia elettrica con il nucleare, come succede anche in Spagna, Germania e Inghilterra, ci servirebbero 15 - 20 centrali nucleari. In pratica una per regione." Ha inoltre aggiunto che il problema principale sarebbe quello dello smaltimento delle scorie.
Personalmente non riesco a prendere una posizione definitiva a riguardo. Ciò di cui sono pienamente convinto, però, è che il nostro paese deve trovare al più presto una soluzione per rompere la propria perversa dipendenza dalle risorse straniere. E' infatti insensato che l'Enel investa nel nucleare all'estero e che i nostri confini nazionali siano disseminati di centrali nucleari straniere. Se i timori sono legati a possibili disastri, infatti, ci troviamo comunque nella stessa posizione in cui ci troveremmo se avessimo centrali in casa nostra.

