venerdì 7 novembre 2008

Obama alla Casa Bianca

Ebbene sì! Alla fine l'ha spuntata proprio lui Barack Obama. Dopo 18 mesi di campagna elettorale (tra primarie ed elezioni presidenziali) finalmente gli Stati Uniti hanno il loro nuovo presidente. Il risultato era più o meno scontato, anche se si erano espressi con perplessità numerosi analisti tra i quali Henry Kissinger (storicamente repubblicano) il quale aveva affermato che la rincorsa di McCain si sarebbe concretizzata nelle urne con una vittoria del candidato repubblicano. Così non è stato, anche se nella sostanza la maggioranza schiacciante, in ternmini di voto popolare, non c'è stata.
Chiaramente se si considera il sistema elettorale americano i dati sembrano parlare proprio di una valanga (364 a 162 il numero dei grandi elettori... ne bastavano 270), ma la vera grande sconfitta dei repubblicani è avvenuta alla Camera ed al Senato dove ora i democratici hanno una maggioranza schiacciante. Era dal 1996 che questo non accadeva.
Personalmente nutro alcune perplessità sulla figura di Obama. Pur essendo convinto che sia il candidato che più di ogni altro può garantire un cambiamento (cosa necessaria in questo momento di crisi globale), temo che il giovane democratico non abbia l'esperienza necessaria per affrontare la delicata situazione in cui si troverà quando prenderà possesso della Camera Ovale. Senza contare che numerosi analisti ritengono che sarà praticamente impossibile per il neo-eletto presidente mantenere molte delle promesse fatte in campagna elettorale, soprattutto in questo determinato momento di crisi. Inoltre sono terrorizzato all'idea che possa risultare eccessivamente protezionista, causando di fatto gravi problemi alla già delicata situazione economica dell'Europa. D'altro canto, però, se è vero che McCain per certi versi era più vicino al governo italiano per le sue posizioni sui grandi temi di etica, è altrettanto vero che Silvio Berlusconi troverà meno difficoltà a confrontarsi con Obama sui grandi temi di politica internazionale, primo tra tutti le relazioni con Mosca.
Ma la vittoria di Obama ha scoperchiato anche altre cose in Italia. Basti pensare alle posizioni del leader del Partito Democratico Walter Veltroni che ha immediatamente strumentalizzato la vittoria elettorale di Barak. E la polemica insulsa che è stata sollevata dalla sinistra italiana per la battuta di Berlusconi durante la sua visita a Mosca. Quello che mic chiedo e cosa centrino le elezioni americane con la politica italiana. non mi pare che gli italiani siano andati a votare per eleggere Obama?!?! Comunque credo che la risposta migliore alla sinistra sia stata data proprio dal nostro premier il quale ha affermato "Pensavamo ci fossero tanti imbecilli in circolazione, quello che non immaginavamo è che fossero così imbecilli da autodichiararsi pubblicamente. Lo hanno fatto, li conoscevamo già, ma non pensavamo fossero così tanto imbecilli". non c'è altro da aggiungere se non un augurio a Barack Obama per il duro compito che lo aspetta.

martedì 28 ottobre 2008

La moratoria contro la pena di morte sta fallendo

A quasi un anno dall'approvazione della moratoria sulla pena di morte da parte delle Nazioni Unite, pare che nulla sia realmente cambiato. Si susseguono quotidianamente, infatti, le notizie riguardanti le esecuzioni in vari paesi del mondo nei quali la pena di morte fa parte del sistema giudiziario/coercitivo.
Nei giorni scorsi sono state eseguite condanne a morte negli Stati Uniti, mentre è proprio di oggi la notizia di altre esecuzioni capitali: una in Somalia (dove una donna condannata per adulterio è stata lapidata) e 2 in Giappone. Ma se quanto avvenuto in somalia non mi stupisce più di tanto, considerando l'arretratezza del Paese e il tipo di legge vigente (la sha'ria o legge coranica), più preoccupanti sono le notizie provenienti dai Paesi cosiddetti Ultra-sviluppati (nella fattispecie Stati Uniti e Giappone).
Vale la pena fare un salto indietro. La moratoria per l'abolizione della pena di morte è stata approvata dalle Nazioni Unite lo scorso 19 dicembre, ma non con poche difficoltà. Il documento presentato dal Governo Italiano, infatti, fu sì approvato con una discreta maggioranza, ma con astensioni e voti contrari di alcuni paesi di enorme rilevanza. All'epoca ci vollero far credere che l'approvazione del documento fosse un enorme successo, soprattutto perchè aveva ottenuto 5 voti in più rispetto alle previsioni. Ma se si guardava bene ai paesi che avevano votato contrariamente, troviamo tre colossi mondili: Stati Uniti, Cina ed India (oltre ad Egitto, Singapore, Sudan, Iran e Iraq). Nella sostanza, il fronte dei "Friends of Death Penalty" è formato da paesi che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione mondiale.
Non nego che anche io ero particolarmente entusiasta alla notizia dell'approvazione della moratoria, ma ho sempre creduto fermamente che non avrebbe portato a grandi risultati concreti, come d'altronde si può constatare. Non bisogna però buttare via quanto di buono è stato fatto. Infatti la moratoria continua ad avere un grande merito: quello di aver sensibilizzato sul tema non solol 'opinione pubblica mondiale, ma anche (e soprattutto) gli Stati sovrani.
Certo è che il tema della pena di morte non è di semplice discussione. Io stesso, per quanto convinto che non sia concepibile che lo Stato si possa macchiare di un crimine così grave come l'omicidio, sono spesso combattuto sulla posizione da tenere in casi estremi. Non nego infatti che in alcune occasioni, davanti a crimini di una violenza incredibile (soprattutto quelli contro individui indifesi come i bambini) mi sono domandato se gli assassini meritino davvero di stare al mondo. Ma continuo a credere che non sia io, ne tantomeno lo Stato, a dover decidere una cosa del genere.

lunedì 20 ottobre 2008

Scuola: il decreto Gelmini va nella direzione giusta

In questi giorni non si fa altro che parlare del Decreto Gelmini sulla scuola. Uso volutamente il termine "decreto" e non "riforma" come spesso si sente dire dai media e, di conseguenza, da gran parte dell'opinione pubblica perchè in realtà quanto proposto dal Ministro dell'Istruzione non è affato una riforma, bensì un riassetto della scuola. Riguardo a questo tema anche in piccole realtà come Bellaria Igea Marina, come a livello nazionale, la sinistra ha sposato la linea demagogica senza considerare quali siano le reali necessità degli studenti e delle famiglie relativamente al tema scuola e limitandosi ad una strumentale polemica. La proposta del Ministro Gelmini, infatti, non prevede affatto lo “sfascio” del sistema scolastico come dice la sinistra, ma vuole fare ordine e riportare rigore sia nell’educazione che nei conti economici. In sostanza punta ad andare nella direzione giusta, come sottolineato dallo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che non è certamente un esponente di centrodestra né tantomeno un filo-berlusconiano.
Nella sostanza il decreto contiene poche chiare innovazioni in quanto il suo obbiettivo, come affermato dallo stesso Ministro, non è una riforma strutturale della scuola, bensì una serie di provvedimenti atti ad aggiustare, sistemare e riordinare l’apparato educativo. Questo per far sì che al centro della scuola non si trovi più lo Stato o i problemi sociali del paese, bensì l’educazione dell’alunno e dello studente.
L’aspetto della riforma che più ha fatto discutere è certamente l’introduzione del maestro prevalente. Va sottolineato, però, che questo non esclude il ricorso ad insegnati supplementari nel caso in cui il “maestro unico” non sia in grado di insegnare alcune materie ritenute fondamentali come la lingua inglese e l’informatica. Questo permetterà un enorme risparmio di risorse economiche, considerando che il 96,98% della spesa per la scuola riguarda il personale. Va sottolineato che l’introduzione dei maestri modulari (3 ogni 2 classi) fu il frutto di necessità sindacali e di welfare, ossia la necessità di dare lavoro a giovani laureati.
La riforma mira inoltre, attraverso l’introduzione del voto in condotta, a ripristinare il principio dell’autorità nelle scuole persosi ormai da anni. E’ evidente che questo provvedimento, da solo, non sarà sufficiente a debellare la piaga del bullismo, ma sicuramente fornirà agli insegnanti ed alle istituzioni scolastiche uno strumento per far valere la propria autorità.
In soldoni il decreto Gelmini mira a rovesciare quella che per anni è stata l’azione politica del centrosinistra il cui movente principale continua ad essere, come sempre, il mantenimento del sistema di potere che si è costruita in oltre quarant’anni di storia senza dare risposte concrete alle necessità del paese e dei cittadini.

sabato 18 ottobre 2008

Dato storico in Provincia di Rimini: il PdL è al 53%

Alcuni sondaggi avvenuti nelle scorse settimane relativamente alla provincia di Rimini danno il Popolo della Libertà al 53%. Dato storico che, come confermato dall’analisi dell’ex Onorevole del Partito Democratico Giuseppe Chicchi, mette a serio pericolo il centro-sinistra locale. A presentare la strategia verso le prossime elezioni, in casa PdL, ci ha pensato “l’ideologo” storico di Forza Italia Gianni Piacenti il quale non si nasconde dietro un dito ed afferma a gran voce che il centro-destra deve puntare il prossimo anno ad aggiudicarsi l’amministrazione della Provincia e di alcuni comuni chiave come Bellaria Igea Marina per poi puntare, nel 2010, a quello che lui definisce “il bersaglio grosso”, ovvero Palazzo Garampi (sede dell’amministrazione comunale del capoluogo rivierasco).
Secondo piacenti, il quale continua a definirsi “un semplice tesserato”, la crisi del PD è palpabile e ne è una dimostrazione la recente “fuga” di Cofferati da Bologna. A questo punto il PdL, che si è accreditato soprattutto con Forza Italia come forza di governo, “ha la possibilità di ribaltare lo storico trend riminese” spodestando il centro-sinistra dalla sua posizione di dominio. “Cofferati si fa da parte a Bologna perché sa benissimo che sarebbe destinato alla sconfitta. Figuriamoci che fine faranno i Vitalia, i Fabbri, i Melucci e compagnia che occupano le amministrazioni provinciale e comunali. Loro sanno già da oggi che non si possono fare illusioni”. Con queste parole Piacenti attacca frontalmente i massimi vertici del PD riminese e ribadisce che non crede che la giunta di centrosinistra che guida il comune di Rimini sia così suicida da fare davvero cadere il Sindaco Ravaioli, come voci di corridoio dicono ormai da tempo. Questo significherebbe, dati alla mano, consegnare anche il comune al centrodestra.
Piacenti si spinge addirittura oltre affermando che “la stagione dei cosiddetti civici è ormai conclusa, così com’è terminata quella del collateralismo di lobby e potenti che in passato si riunivano per fornire i candidati ai partiti”. Con queste parole l’ideologo forzista avverte anche le realtà comunali della provincia che nella prossima primavera vivranno le elezioni amministrative, prima tra tutte Bellaria Igea Marina dove ormai da mesi si sta verificando una lotta intestina al centrodestra per decidere il candidato sindaco: da un lato il civico Enzo Ceccarelli e dall’altra il politico Roberto Maggioli. Piacenti prosegue affermando che “il candidato ideale deve essere una figura espressione dei partiti, dovrà avere esperienza ed una visione politica moderna. Inoltre non dovrà essere un “vecchio della politica”; per intenderci non dovrebbe essere un sessantenne”.
E’ chiaro che comunque in Riviera l’aria, a dispetto della stagione, è ancora incandescente e la campagna elettorale, a più di sei mesi dal voto, sembra già iniziata.

venerdì 3 ottobre 2008

Messico: la guerra di cui nessuno parla

C’è una guerra in atto di cui nessuno pare voglia parlare. Si tratta della lotta al traffico di stupefacenti che sta avendo luogo in Messico. Da 18 mesi il Messico è governato dal Presidente Felipe Calderon il quale, già durante la sua campagna elettorale, rese nota la sua volontà di voler usare il pugno di ferro contro i trafficanti di droga, probabilmente anche soto la pressione del governo degli Stati Uniti. Va infatti sottolineato che la stragrande maggioranza degli stupefacenti smerciati negli USA provengono proprio dal Messico.
Secondo fonti ufficiali la guerra in corso tra governo e narcotrafficanti avrebbe causato negli ultimo 18 mesi qualcosa come 4.785 vittime tra civili (4.313) e militari (472). Ai cartelli del narcotraffico, infatti, il governo di Calderon ha contrapposto 36.000 militari operazione, questa, degna di una vera e propria guerra.
La notizia è stata resa nota proprio il giorno del 40° anniversario della repressione ai danni dei movimenti studenteschi messicani. Mi riferisco agli avvenimenti del 3 ottobre 1968 quando la Piazza Tlatelolco (ribattezzata in seguito Piazza delle Tre culture) si trasformò in un mattatoio. In quell’occasione furono centinaia le persone che rimasero inermi sul suolo della piazza. In quel caso si trattò di repressione ai danni dei movimenti studenteschi (reazione esagerata ordinata dall’allora presidente Gustao Diaz Ortaz), ma il confronto regge, se non altro per il numero di vittime che si calcolano oggi. Chiaramente ritengo che l’intervento massiccio delle forze armate per la lotta al narcotraffico sia, a differenza dei fatti del 1968, un atto comprensibile e condivisibile. Ma la cosa che lascia davvero basiti è il fatto che siano così tante le persone che stanno perdendo la vita.
E’ chiaro che non vi sono alternative concrete alla repressione, in questo caso, ma come si potrebbe evitare che così tanti civili vengano coinvolti nel mercato degli stupefacenti? Probabilmente gli alti tassi di disoccupazione del paese, e la malagestione delle zone periferiche, contribuiscono ad aggravare il problema. Personalmente, pur condividendo le posizioni del Presidente Calderon, ritengo che la repressione fine a sè stessa non possa essere sufficiente e contemporaneamente si debba cercare di intervenire sul mercato del lavoro, creando nuovi posti d’impiego e distribuendo meglio il reddito federale tra tutti gli stati fella federazione messicana.

mercoledì 1 ottobre 2008

Contro lo smog si proseguirà con la “cura inutile”

Si accende la polemica sui blocchi del traffico nella città di Rimini. Secondo alcuni studi, infatti, pare che le misure proposte negli ultimi anni per diminuire il livello di polveri sottili nell’aria, affiancata agli scarsi incentivi ecologici, non abbiano portato a nessun miglioramento della condizione ambientale. Al contrario sono sempre stati sfiorati i limiti imposti dalla normativa UE, costringendo il Comune a sottostare a multe salatissime. Da Palazzo Garampi (quartier generale dell’amministrazione comunale) fanno sapere che attraverso i blocchi del traffico si è ottenuto un notevole abbassamento del livello di inquinamento, ma la realtà è sotto gli occhi di tutti e lo smog risulta rimanere a livelli altissimi. Non è infatti sufficiente la stima resa nota dall’ARPA, secondo cui “vi è stata una diminuzione delle concentrazioni di polveri sottili pari a 44,5 tonnellate di Pm10 e di 534 tonnellate di ossido di azoto”, per promuovere il blocco del traffico.
La stessa ARPA, infatti, afferma che i meccanismi legati alla produzione di polveri sottili sono molto più complessi e non possono essere spiegati semplicemente associandoli ai blocchi ed alle limitazioni imposti alla circolazione degli autoveicoli. Questo perché innanzitutto non è possibile determinare con precisione quanti mezzi abbiano realmente rispettato le limitazioni. Inoltre la concentrazione di polveri sottili dipende in maniera imprescindibile dalle condizioni climatiche (ad esempio il vento può contribuire a spingere in città le polveri prodotte dai veicoli che transitano sulla statale non soggetti ai blocchi) e se i comuni limitrofi non aderiscono ai blocchi, come avvenuto già lo scorso anno, l’impatto dei blocchi del traffico può essere scientificamente sintetizzato con una parola: inutile.
Va infine sottolineato che l’ARPA ha appurato che lo scorso anno, nella giornata adibita al blocco della circolazione (giovedì n.d.r.), i livelli di polveri sottili sono addirittura aumentati e si sono raggiunti picchi senza pari nell’orario di pranzo (quando il blocco veniva sospeso). A tal proposito voci di corridoio affermano che, se la giunta nelle prossime settimane approverà il piano dei blocchi, farà saltare anche la pausa pranzo imponendo il divieto di circolazione dalle 8:30 (l’anno scorso si iniziava alle 9:00) alle 18:30.
Ad oggi, dunque, il provvedimento che prevede le limitazioni al traffico ha sortito solo alcuni effetti che nulla hanno a che fare con la salvaguardia dell’ambiente: far rivoltare gli artigiani ed i commercianti, staccare qualche multa e causare disagi ai cittadini. Come molti in città affermano, sarebbe giunta l’ora di puntare in un’altra direzione, abbandonando definitivamente l’ideologia “rosso-verde” che domina l’amministrazione riminese e prendendo finalmente atto del fatto che i provvedimenti adottati ad oggi non fanno altro che creare disagio ai cittadini senza ottenere i risultati sperati.

lunedì 29 settembre 2008

Non si placa la violenza anti-cristiana in India

Ormai da giorni sono ripresi in india gli attacchi contro le comunità cristiane locali. E’ ormai da molto tempo che questi gesti inaccettabili si susseguono lasciando sul campo decine e decine di morti. Nel distretto di Kandhamal negli scorsi giorni sono state date aale fiamme case e Chiese, costringendo le autorità locali ad imporre nuovamente il coprifuoco in alcuni dei distretti dello Stato di Orissa, la regione che da fine agosto ha visto riprendere gli scontri tra induisti e cristiani.
Questa volta il casus belli è stata l’uccisione, da parte di un poliziotto, di una persona che stava partecipando ad una manifestazione degenerata in violenti scontri con le forze dell’ordine durante i quali, secondo le fonti ufficiali, sono rimaste ferite 32 persone a causa del fitto lancio di pietre da parte dei manifestanti.
A tal proposito è intervenuto il Vicepresidente del Parlamento europeo Mario Mauro il quale, nel sottolineare con forza l’impegno dell’Ue nel preparare il summit europeo con l’India e nel non lasciare nulla di intentato per la difesa della libertà religiosa, ha commentato la recente risoluzione adottata dal Parlamento europeo sottolineando come “le introduzioni fatte dal Ministro Jouyet e dal Commissario Wallstrom avessero omesso qualsiasi considerazione sul massacro di questi mesi” e che “grazie alla risoluzione del Parlamento europeo il tema della difesa dei cristiani e della qualità della democrazia indiana entra con forza nei lavori del summit Ue-India addirittura con la richiesta di punire i responsabili della strage tra i quali ci sono anche membri della polizia colpevoli di non essere intervenuti”. L’On. Mauro ha inoltre ribadito che i membri del PPE chiedono “che vengano riconosciute alla Chiesa compensazioni per i danni inflitti alle sue proprietà e a quelle dei cittadini privati”.
Resta comunque il fatto che quanto sta avvenendo in India ha dello sconcertante. Ancora una volta prendono piede le ipotesi fatte dall’americano Samuel Huntington nel suo libro “Lo scontro delle civiltà”. Amolti esperti questo testo, fino a qualche anno fa, pareva una esagerazione; ora si devono realmente ricredere considerando che gran parte delle tesi proposte da questo saggio si stanno dimostrando azzeccate.